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Guazzo, acquerello, pastello o disegno: come riconoscere la tecnica di un’opera su carta

Trasparenza, opacità, polvere di colore e tratto: come distinguere un acquerello da un guazzo, da un pastello o da una sanguigna, cosa sono le gouache napoletane del Grand Tour, come escludere una riproduzione e come conservare le opere su carta.

Antiga··8 min di lettura
Guazzo, acquerello, pastello o disegno: come riconoscere la tecnica di un’opera su carta

Le opere su carta – acquerelli, guazzi, pastelli e disegni – sono uno dei modi più accessibili per collezionare arte antica firmata. Sono anche quelle che sollevano più dubbi negli annunci: «acquerello» si usa spesso per qualsiasi dipinto su carta, e non è la stessa cosa. Sapere quale tecnica si ha davanti aiuta a descriverla, a valutarla e, soprattutto, a conservarla, perché ognuna è fragile a modo suo.

Acquerello: il bianco è la carta

L’acquerello è pigmento finissimo legato con gomma arabica e diluito in acqua. È trasparente: gli strati di colore lasciano vedere la carta e ciò che sta sotto. Per questo, in un acquerello puro, i bianchi e le luci sono la carta stessa, che il pittore lascia a risparmio. Altri segnali:

  • Velature sovrapposte che si vedono l’una attraverso l’altra.
  • Bordi più scuri dove l’acqua si è asciugata e sfumature morbide tra i colori.
  • Spesso, un disegno preparatorio a matita visibile sotto il colore.
  • Superficie piatta, senza corpo: il colore è dentro la carta, non sopra.

Guazzo: colore coprente e opaco

Il guazzo (gouache) è un acquerello coprente: contiene più pigmento e una carica bianca che nasconde ciò che sta sotto. Permette di dipingere chiaro su scuro, con colori piatti e vellutati dalla finitura opaca. Se vedete bianchi dipinti sopra il colore, cieli lisci e coprenti o piccoli dettagli chiari su fondi scuri, probabilmente è un guazzo. Dove lo strato è spesso può screpolarsi o staccarsi, quindi conviene esaminarlo con la lente.

Le gouache napoletane del Grand Tour

Tra la fine del Settecento e l’Ottocento, Napoli fu una tappa obbligata del Grand Tour, il viaggio di formazione dell’élite europea in Italia. Le botteghe della città vendettero a quei viaggiatori migliaia di vedute a guazzo: il golfo, Capri, Posillipo, Pompei e, soprattutto, il Vesuvio, di giorno o in eruzione. Molte riportano il nome del luogo scritto nel margine inferiore, come questa veduta con l’iscrizione «Golfo di Baia», e la maggior parte non è firmata. Sono opere originali dipinte a mano, spesso in serie, e oggi si collezionano per la loro luce e il loro valore documentario.

Pastello: polvere di colore

I pastelli sono bastoncini di pigmento quasi puro con pochissimo legante. Si applicano a secco e il colore resta come polvere sulla fibra della carta, con un aspetto vellutato e luminoso. Con la lente si vedono le particelle di colore sulle creste della carta e talvolta residui di polvere sul passe-partout. È la tecnica più fragile: uno sfregamento o un urto possono far cadere il colore. Per questo un pastello non si tocca mai, si trasporta in orizzontale e si incornicia con il vetro distanziato dall’opera. Nel nostro catalogo c’è un bell’esempio: un pastello di Eugène Boudin con un veliero a Honfleur.

Disegno: sanguigna, carboncino, matita e inchiostro

  • Sanguigna: gessetto di un rosso terroso, molto usato dal Rinascimento per studi di figura e di paesaggio. Come questa coppia sotto gli alberi di René Seyssaud.
  • Carboncino: nero, opaco e polveroso. Si sbava facilmente se non è fissato.
  • Matita di grafite e matite colorate: nel caso della grafite, un tratto con una leggera lucentezza metallica.
  • Inchiostro: steso a penna o a pennello, talvolta combinato con acquerellature di seppia o d’inchiostro diluito, come in questo disegno di Raoul Dufy per Paul Poiret.

Molte opere combinano più tecniche: acquerello con tocchi di guazzo per le luci, disegno a matita con acquerellature, sanguigna con seppia. Una buona descrizione lo indica.

Originale o riproduzione?

La prova più semplice è la lente. Una riproduzione stampata mostra un retino di punti regolari nelle zone di colore. In un originale vedrete pennellate, pigmento dentro le fibre, tratti di matita sotto l’acquerello, polvere di pastello o il solco di una penna. Osservate anche la carta in controluce e il retro: resti di vecchi montaggi, iscrizioni o timbri di collezione. Se avete dubbi tra un disegno originale e una stampa colorata a mano, le guide sulle stampe antiche e sulle carte geografiche antiche spiegano come riconoscere l’impronta di ciascuna tecnica di stampa.

Come conservare le opere su carta

  • Luce: l’acquerello e il guazzo sbiadiscono al sole. Appendeteli lontano dalle finestre e, se possibile, con un vetro con filtro UV.
  • Passe-partout da conservazione: privo di acidi, perché l’opera non tocchi il vetro e il cartone non ingiallisca la carta.
  • Umidità: evitate pareti fredde o bagni. L’umidità favorisce le macchie di ossido e le muffe.
  • Niente nastro adesivo: né per fissare l’opera né per riparare strappi. Si monta con cerniere di carta giapponese.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra guazzo e acquerello?

L’acquerello è trasparente e lascia vedere la carta. Il guazzo è opaco e coprente. In un acquerello i bianchi sono la carta; in un guazzo, i bianchi si dipingono.

Si può pulire un acquerello o un pastello?

Non in casa. Qualsiasi umidità o sfregamento li danneggia. Macchie, strappi o muffe vanno trattati da un restauratore di carta.

Un’opera su carta vale meno di un olio?

Dello stesso artista, di solito sì. Per questo le opere su carta sono un buon modo per avere opere originali di pittori noti a prezzi più accessibili.

Opere su carta nel catalogo

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