Autenticazione
Argento antico: come riconoscerlo da marchi e punzoni
Guida pratica per riconoscere l’argento antico autentico attraverso punzoni, marchi di saggio e semplici prove. Con i principali punzoni spagnoli, argentieri di riferimento ed errori frequenti.
L’argento antico è uno dei campi più gratificanti e insieme più insidiosi del collezionismo. Gratificante, perché i pezzi ben marcati raccontano la propria storia: chi li ha fatti, dove, quando e con quale titolo. Insidioso, perché i falsi abbondano, le confusioni con alpacca e argentato sono frequenti e un punzone letto male può fare la differenza tra un pezzo da 200 euro e uno da 5.000.
Il sistema dei punzoni: la carta d’identità dell’argento antico
La punzonatura dell’argento ha in Spagna una storia di oltre cinque secoli. Già nel Quattrocento le prammatiche dei Re Cattolici imponevano che l’argento lavorato fosse esaminato da un marcatore ufficiale prima della vendita. Il sistema si è evoluto, ma il principio è rimasto: un pezzo in regola reca almeno un marchio dell’argentiere, uno della città d’origine (il marchio di città) e un terzo del marcatore o saggiatore, l’ufficiale che saggiava il metallo e ne garantiva il titolo.
In pratica, i pezzi spagnoli anteriori all’Ottocento possono portare da due a cinque marchi diversi. I più comuni sono il marchio dell’argentiere (iniziali o un segno personale), il marchio di città (uno stemma, una torre, un animale o un altro emblema civico), il marchio di saggio (di solito il nome abbreviato del marcatore, che garantiva il titolo: per secoli 11 denari e 4 grani, circa 930 millesimi, e dal Settecento 11 denari, circa 916) e, in alcuni periodi, un marchio cronologico con le cifre dell’anno.
Punzoni spagnoli da conoscere
- Madrid: l’orso e il corbezzolo, emblema della città. Dal Settecento compare accanto al cosiddetto marchio di Corte.
- Barcellona: le lettere BAR o BARNA, spesso coronate o con elementi dello stemma cittadino. Gli argentieri barcellonesi del Settecento produssero alcuni dei pezzi più raffinati dell’argenteria spagnola.
- Cordova: un leone, emblema della città. Cordova fu uno dei principali centri argentieri dell’Andalusia, soprattutto tra il Cinquecento e il Settecento.
- Salamanca: un toro su un ponte, riferimento al Ponte Romano. I pezzi salmantini del Seicento e del Settecento sono molto ricercati.
- Siviglia: la Giralda o le lettere «NO8DO». L’argenteria sivigliana, alimentata dall’argento americano, raggiunse l’apogeo nel Cinquecento e nel Seicento.
- Valencia: le lettere VAL, spesso coronate. Importante centro di argenteria liturgica.
Leggere un punzone con la lente: passo per passo
Per esaminare i punzoni di un pezzo d’argento antico le servirà una lente da 10 ingrandimenti (quella da gioielliere è ideale) e una buona luce naturale o una lampada LED a luce fredda. I punzoni sono di solito impressi in punti discreti: il retro di piatti e vassoi, l’interno del manico delle brocche, il bordo inferiore dei candelieri, la parte interna dei coperchi.
- Individui tutti i marchi prima di cercare di leggerli. Li conti e osservi come sono disposti.
- Identifichi prima il marchio di città, di solito il più riconoscibile (uno stemma, un animale).
- Cerchi il marchio dell’argentiere: in genere iniziali entro un rettangolo o un cartiglio.
- Confronti con le opere di riferimento: Marcas de la plata española y virreinal di Fernández, Munoa e Rabasco è il testo di riferimento sull’argomento.
- Fotografi i marchi in modalità macro per consultarli in seguito. Uno smartphone con funzione macro funziona sorprendentemente bene.
Prove semplici per riconoscere l’argento vero
Prima di ricorrere a un saggio professionale, alcune prove non distruttive aiutano a escludere l’argentato e i metalli bianchi come l’alpacca (una lega di rame, nichel e zinco che imita l’argento):
- Prova della calamita: l’argento non è magnetico. Se una calamita potente (al neodimio) aderisce al pezzo, non è argento. È una prova di esclusione, non di conferma, perché esistono altri metalli non magnetici.
- Prova del ghiaccio: appoggi un cubetto di ghiaccio sulla superficie. L’argento ha la conducibilità termica più alta di tutti i metalli: il ghiaccio si scioglierà visibilmente più in fretta che sull’acciaio o sull’alpacca.
- Prova del suono: batta leggermente il pezzo con la nocca. L’argento dà un suono acuto e limpido, con una risonanza prolungata. L’alpacca suona sorda e breve.
- Ossidazione: l’argento si annerisce per effetto dell’idrogeno solforato presente nell’aria. L’alpacca tende invece a inverdire col tempo, più simile al rame.
- Peso: l’argento (densità 10,49 g/cm³) è sensibilmente più pesante dell’alpacca (circa 8,7 g/cm³). Con l’esperienza, la differenza si avverte in mano.
Argentieri spagnoli di riferimento
L’argenteria spagnola ha dato maestri straordinari. Juan de Arfe y Villafañe (1535-1603) fu il più importante argentiere del Rinascimento spagnolo, autore di ostensori monumentali come quelli di Siviglia e Valladolid e del trattato De varia commensuración. Nel Settecento Antonio Martínez Barrio, formatosi a Parigi e a Londra, fondò a Madrid la Real Fábrica de Platería (1778), i cui pezzi neoclassici segnarono il gusto della corte. Nell’Ottocento la casa madrilena Meneses diffuse l’alpacca argentata per la tavola: la cosiddetta «plata Meneses» non è argento sterling, una confusione che vediamo spesso.
Errori frequenti nel valutare l’argento antico
- Confondere lo Sheffield plate (rame placcato d’argento per fusione, inventato nel 1743) con l’argento massiccio. Lo Sheffield plate ha un valore proprio, ma inferiore.
- Dare per scontato che ogni pezzo marcato «925» sia antico. Il marchio numerico è moderno; l’argento antico spagnolo era marcato con punzoni figurativi.
- Trascurare le riparazioni: saldature, rattoppi e aggiunte successive riducono sensibilmente il valore.
- Pulire in modo aggressivo con prodotti abrasivi, eliminando la patina che dà carattere e aiuta a datare il pezzo.
- Confondere i marchi dell’argentatura galvanica (EPNS, EP, A1) con quelli dell’argento sterling.
Un vecchio argentiere di Madrid una volta ci disse: «L’argento si difende da solo; basta saperlo leggere». Aveva ragione: i marchi sono lì, in attesa che qualcuno li decifri con pazienza e una buona lente.
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